Parliamo di gestione del territorio, sviluppo urbanistico e qualità di vita.

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Sui cantieri e lo sfruttamento del territorio occorre fare una riflessione che parte dal 1983.

A quella data, risale il taglio di una ipotesi di zona a sviluppo residenziale perché la commissione urbanistica regionale, ancora attiva a quella data, ritenne lo sviluppo demografico del Comune tale da non poter giustificare un’area a iniziativa residenziale più ampia.

La legge regionale di gestione del territorio del 1995 sottolineò la necessità di preservare alle future generazioni il patrimonio comune cercando di recuperare l’esistente prima ancora di impegnare nuove superfici. Concetto che è stato ribadito con la legge regionale del 2014.

Però i Comuni hanno inteso fare cassa con gli oneri derivanti dalle nuove aree fabbricabili ed hanno deliberato espansioni sproporzionate.

Nel nostro comune dal 2003 il piano strutturale ha individuato circa 24 isolati ed imposto ai proprietari il versamento dell’imposta sulle aree fabbricabili.

Con la crisi economica del 2008, molti di questi terreni hanno rappresentato per i proprietari uno spreco di denaro a fronte di nessuna prospettiva di impiego. Questo fenomeno ha generato introiti per il comune cospicui, un facile modo per ripianare le casse comunali pur potendo, in alternativa, convocate i proprietari ed adottare misure di congelamento del tributo come fatto da altri comuni o abbassare sensibilmente il valore stimato dei terreni.

Adesso, con ordinanze reiterate si decide di intervenire sull’abbandono incontrollato di rifiuti speciali e non e sul degrado delle aree interessate da cantieri chiusi per fallimento.

Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati, e ci si fa promotori di futuri piani strutturali intercomunali che nel distretto del cuoio dovevano rappresentare la buona pratica già da anni.

Adesso abbiamo il centro storico di Castelfranco con immobili inadeguati a qualsiasi uso consentito e aree esterne degradate. La politica del bene comune in questo caso è anch’essa fallita e rappresenta un esempio di mala gestione.

Le ordinanze per il ripristino dei luoghi emesse a gennaio 2019 non hanno avuto seguito e passati 15 giorni il Comune non è intervenuto con la rimozione forzata.

In compenso si avvicina la data del versamento dell’acconto IMU Aree fabbricabili e non si dà risposta alla consultazione lanciata dal comune e riguardante le osservazioni dei proprietari.

La Regione già nel 2013 lamentava che i Comuni pianificavano il proprio territorio come se i confini amministrativi corrispondessero ai confini fisici senza curarsi degli effetti all’esterno.

Questa carenza di programmazione intercomunale cozza adesso con gli sbandierati propositi di pensare all’area vasta da 100.000 abitanti del distretto del cuoio.

L’esperienza ma, ancora prima, la lungimiranza doveva impedire lo scempio incontrollato e anche per quello realizzato, la scarsa manutenzione ha fatto il resto.

foto di febbraio 2019, di uno dei cantieri abbandonati
Foto di maggio 2019 dello stesso cantiere
Particolare di alcuni rifiuti abbandonati, nei pressi del cantiere
Particolare che mostra come vi sia stato un parziale intervento di pulizia
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