…ma anche NO!! Non mangiare la mela avvelenata!

Vota

la-matrigna-trasformata-in-vecchia-offre-la-mela-a-biancaneve

La Riforma Renzi-Boschi e Verdini è proposta con tante belle frasi ma dentro è avvelenata come la mela proposta a Biancaneve,

Le tesi del SI sono belle fuori e pericolose dentro!

Ecco alcune delle belle favole raccontate su cosa accadrà con l’approvazione della Riforma e le rispettive verità taciute.

BUFALE DEL SI  VERITA’ NASCOSTA 
Sono 30 anni che aspettiamo una riforma della Costituzione! La Costituzione è stata modificata quindici volte: in questo secolo nel 2000, nel 2001 (ampiamente), nel 2002, nel 2003, nel 2005 (molto ampiamente, con bocciatura nel 2006 dai cittadini), nel 2007 e nel 2012 (pareggio di bilancio).
Con la riforma garantiamo la parità di accesso alle cariche pubbliche. È già prevista agli articoli 51 e 117 del testo attuale.
Con la riforma si risparmiano 500 milioni!

La riduzione dei senatori comporta un risparmio inferiore ai 50 milioni. La cancellazione del CNEL di circa 8,5 milioni. Le stime indipendenti più favorevoli parlano di 160 milioni.

I senatori saranno eletti dai cittadini! I Senatori saranno eletti dai Consigli regionali, «in conformità alle scelte espresse dagli elettori»: sarà comunque il ceto politico regionale a scegliere chi dovrebbe rappresentarci.
Il nuovo senato è come il senato tedesco! Falso: il Consiglio regionale toscano sceglierà i senatori sulla base della composizione del Consiglio stesso, quindi rispecchiando il peso dei partiti: un consigliere toscano PD voterà come un consigliere siciliano PD. Nel senato tedesco il governo regionale sceglie i propri rappresentanti, che hanno obbligo di votare compattamente esprimendo la posizione dello stato federato.
È il Senato dei territori! Perché il sindaco di un qualsiasi comune toscano, scelto anch’esso dal Consiglio regionale, dovrebbe rappresentare tutti i cittadini toscani? E che ci fanno 5 senatori (su 100: il 5%!) di nomina presidenziale nel Senato dei territori? E perché la Valle d’Aosta avrà un senatore ogni 63mila abitanti e la Liguria uno ogni 792mila?
Il bicameralismo perfetto non ci permette di stare al passo coi tempi!

Possiamo superare il bicameralismo perfetto, se lo superiamo bene (ad esempio con la fiducia alla sola Camera e una commissione di deputati e senatori che, semplicemente, nei rari casi in cui la navetta blocchi, redige un testo concordato, sbloccandolo).

Segnaliamo: che negli Stati Uniti vige il bicameralismo perfetto e che grazie al passaggio in Senato della legge di Bilancio 2017 si correggerà un provvedimento che elimina 50 milioni di euro destinati ai malati di Taranto.

Faremo le leggi più velocemente! Il nostro paese ha prodotto, dal 1997 al 2013, 120 leggi all’anno. Abbiamo un problema di sovraproduzione normativa e di scarsa qualità delle leggi, semmai. Per il lodo Alfano è stato sufficiente meno di un mese.
Fare le leggi sarà più semplice! Oggi esiste un solo procedimento legislativo. Con la nuova riforma saranno innumerevoli, dato che – a diverse condizioni – tutti i provvedimenti potranno comunque passare dal Senato.
ll Senato si riunirà una volta al mese! Ma se abbiamo appena detto che tutti i provvedimenti potranno passare dal Senato, che ha dieci giorni per richiamare qualunque legge e poi un mese per proporre modifiche e quindici giorni per esprimere i pareri sul l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Governo.
Si risolverà il conflitto Stato-Regioni!

Il conflitto deriva dalla presenza di due elenchi di materie: competenza dello Stato e competenza concorrente. La riforma sostituisce i due vecchi elenchi con due nuovi – e più lunghi – elenchi (di competenza esclusiva di Stato e Regioni), facendo ripartire da capo il lavoro della Corte Costituzionale, che in 15 anni aveva creato una giurisprudenza consolidata. Ulteriori conflitti peraltro saranno creati dall’utilizzo della clausola di supremazia.

Si abbassa il quorum per i referendum abrogativi! No, il quorum normalmente resta del 50%+1 degli elettori (ad esempio nel referendum dell’aprile scorso non sarebbe cambiato nulla). Si introduce un’altra possibilità: raccogliendo 800mila firme (invece di 500mila) il quorum scende al 50%+1 degli elettori delle elezioni politiche precedenti. Perché legare le firme e il quorum? Il PD ha raccolto solo 504mila firme valide per il referendum costituzionale, sicuramente la battaglia politica più calda degli ultimi anni.
Le leggi di iniziativa popolare dovranno essere discusse per forza! In primo luogo, ora le LIP hanno pari valore di qualsiasi altra iniziativa legislativa: se il Parlamento non le esamina è perché i politici non vogliono farlo. In secondo luogo, il nuovo testo rimanda al regolamento della Camera, che dovrà disciplinare la materia, e chissà se, quando e come lo farà. Per ora l’unica cosa certa è l’aumento delle firme: da 50mila a 150mila.
Si introduce il referendum deliberativo! No, non si delibera un bel nulla: la riforma parla di referendum “propositivi e di indirizzo”, senza definirli in alcun modo e rinviando totalmente la loro disciplina a successive leggi costituzionali e ordinarie.
Basta con la decretazione d’urgenza! I decreti legislativi rimangono. La Corte Costituzionale ha già prodotto notevole giurisprudenza riguardo i limiti della decretazione. È la politica che va avanti così, e che ancora andrà avanti come le pare. Più potere alle autonomie locali! La riforma introduce la “clausola di supremazia”, per cui lo Stato può intervenire su materie regionali qualora lo richiedesse la “tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”, e potrà farlo a tutto campo. Avete presente una grande infrastruttura? È o non è interesse nazionale? Ecco, appunto
La riforma taglia gli stipendi dei consiglieri regionali! No, la riforma li lega a quelli dei sindaci dei comuni capoluogo di regione, peccato che il sindaco di Milano goda di un emolumento superiore a quello dei consiglieri della Lombardia.
Se vince il No voglio vedere Grillo e Salvini fare un governo! Se vince il No, la maggioranza alla Camera sarà ancora saldamente nelle mani del PD. Sarà il PD, di fatto, l’attore centrale delle discussioni post voto referendario
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *