Rifiuti: quanto ci costate? Uno studio M5S

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RIFIUTI DENARO 3

“Segui il denaro e prima o poi troverai un illecito”: mai come negli ultimi tempi questa frase ha dimostrato la sua validità e per questo motivo Alberto Zolezzi, deputato del M5S in Commissione Ambiente e membro della commissione Bicamerale di inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti ha commissionato ai suoi collaboratori nel febbraio del 2015 una ricerca che permettesse di approfondire gli aspetti economici della gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU) in Italia.

Contrariamente ad altre ricerche fatte in questo campo, questa non è stata fatta seguendo metodi statistici, cioè ad esempio non è stata fatta alcuna omogeneizzazione dei dati né alcun processo di eliminazione di quei dati che potevano apparire radicalmente difformi da quelli costituenti la massa dello studio, anche perchè non era richiesto formulare alcun valore medio, ma piuttosto ricercare quel livello di dettaglio delle informazioni che manca negli studi canonici (ad esempio il rapporto ISPRA sui rifiuti urbani) e individuare eventuali fattori critici.

«Dall’esame dei dati del 2013, relativi a 1400 comuni distribuiti in 16 regioni, sono emerse diverse indicazioni interessanti – sottolinea Zolezzi – una delle più importanti e forse anche la più provocatoria è che i costi dei rifiuti non dipendono dai rifiuti, perchè oltre a confrontare comuni simili fra loro abbiamo provato a confrontare anche vari gestori e abbiamo notato che quelli che costano di più ai cittadini sono quelli che hanno un maggior numero di impianti, indipendentemente dal fatto che questi vengano utilizzati».

Questa affermazione rivela tutta la sua importanza proprio in questi giorni che il governo si accinge ad approvare, come al solito d’imperio e senza alcun confronto con l’opposizione, il decreto attuativo collegato all’ articolo 35 dello “Sblocca italia”, per capirsi, quello dove si impone ad alcune regioni di realizzare inceneritori senza se e senza ma, si parla di almeno 9 nuovi inceneritori (8 nuovi più la riaccensione di Malagrotta).

Ma gli inceneritori costano cari, come costano cari tutti gli altri impianti di gestione dei rifiuti, a prescindere dal fatto che lavorino o meno, e a pagarli sono sempre e comunque i cittadini. Fra l’altro un inceneritore nella sua filiera consuma circa il 95% dell’energia prodotta, che viene incentivata per oltre il 50% della quota! Bell’affare! Dati dallo studio sugli inceneritori di Padova e Livorno.

Abbiamo poi evidenziato casi particolari come il Comune di Rodigo dove con la gestione “in house” si riscontra un costo procapite di 70 euro per abitante, partendo dai 100 euro procapite sotto Mantova ambiente, il rampo ambientale di TEA s.p.a., la partecipata predominante della provincia di Mantova, gettando lo sguardo sul tema caldissimo delle multiutility (in corso di fusione verso la Grande Utility Italiana -GUI), che spesso praticano un’economia di stalla (i cittadini trattati come bestie allevate in maniera intensiva senza neppure capire cosa pagano in bolletta), e non di scala visto che riescono ad organizzare meglio il servizo i comuni che le grandi utility.
Attendiamo i dati di Sarego (comune amministrato dal M5S) che ha intrapreso la stessa strada, ottenendo di sicuro una maggiore trasparenza e maggiore sicurezza nei subappalti. Dati analogamente positivi sono emersi dallo studio di consorzi di comuni come “Priula” e “Contarina”, dove i piani economici finanziari si sono ridotti del 20%, incrementando la RD dal 20 al 90% e raddoppiando gli occupati.

Carmine Schiavone diceva che “la munnezza è oro”: un settore a rischio imprenditoriale praticamente uguale a zero, dove ogni buca viene tappata con i soldi di Pantalone, ma un conto è dire queste cose per partito preso, un altro è riuscire a dimostrarle con dati oggettivi.

Per questo vi invitiamo alla lettura della ricerca e vi diamo appuntamento al prossimo aggiornamento con i dati del 2014, che sarà pronto entro la primavera.

questo è il link alla presentazione in pdf

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