Progetto PIU

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trattore brum modificato

Negli ultimi tempi le amministrazioni del basso Valdarno parlano molto del PIU, che non è la parodia della popolare canzone di qualche anno fa, ma bensì riguarda dei progetti di cofinanziamento legati a ripristini strutturali di beni comunali.

Senza entrare troppo nello specifico, in questo caso si parla di partecipare ad un bando della Regione Toscana, con un progetto di finanziamento massimo di 20 milioni di euro di importo, dei quali la regione finanzierà l’80%. A quanto pare, al bando in questione concorreranno potenzialmente 42 comuni toscani sia singolarmente che raggruppati per aree funzionali ed i primi 8 progetti valutati dalla commissione si spartiranno una ‘torta’ da 50 mln. di euro.

I comuni del Comprensorio, Castelfranco, Montopoli,  San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Fucecchio e Santa Maria a Monte parteciperanno al bando in forma associata, come area funzionale urbana FUA. Il progetto complessivo, dovrebbe comportare un importo pari al massimo consentito, di 20 milioni, suddiviso in interventi di circa 3 milioni per ciascun comune. Come si dice il caso!

A questo punto, il tema necessita di alcune considerazioni sia di carattere pratico che politico.

Uno degli intenti, se non l’intento primario, di questo bando è la costituzione della cosiddetta “città policentrica”  termine molto chiaro che lascia ben poco all’immaginazione. I progetti finanziabili riguardano quindi l’intervento in funzioni importanti per la cittadinanza  nell’intero territorio della area funzionale: scuole, impianti sportivi e piazze, ecc. A questo punto occorre chiedersi, per esempio, come la realizzazione di un asilo a San Miniato potrà migliorare la fruizione delle scuole di un genitore di Santa Maria a Monte o di Orentano. O come la riprogettazione del Callone a Castelfranco potrà influire sulla vita di un cittadino di Fucecchio o della Serra. Per esempio nel progetto, sono previste opere alla pista ciclabile di collegamento tra alcuni comuni, ma non vi è nessuna idea di come permettere l’attraversamento  delle due sponde dell’Arno. Nemmeno gli ultimi due ponti realizzati  da pochi anni sono provvisti di una sezione ciclabile. Si spieghi in questo quadro, dove esisteva l’idea e la concertazione territoriale della FUA, quando sono stati pensate e realizzate queste opere?

Se mancano i collegamenti e se non esiste un collegamento pubblico serio ed efficiente che permetta agli abitanti dei sei comuni di muoversi e vivere veramente il territorio nel suo complesso, questi lavori saranno e resteranno opere a se stanti utilizzabili solo per la cittadinanza contingente..

I singoli progetti appaiono interventi isolati in quadro complessivo di belle premesse e grandi auto elogi di decennali collaborazioni. Creare una città policentrica implica una rivoluzione territoriale molto più ampia, con interventi molto più complessi e incisivi dei progetti messi in campo in questo bando. Purtroppo, questa storia ricorda molto la corsa alle Unione dei Comuni, voluta e votata in tutta fretta forse con la speranza di ottenere finanziamenti o agevolazioni e di cui oggi non si sa molto

Perchè non dire, con molta semplicità che l’importante è finanziare delle opere anche attingendo a questa possibilità offerta dalla Regione?  Noi ci riserviamo almeno l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno e di non illudersi o peggio illudere gli altri.

L’importante è sapere se le opere messe a finanziamento sono davvero necessarie per il comune. Questo è il cuore del problema: la risposta la devono assicurare le amministrazioni ma la possono dare solo i cittadini.

Infatti il bando regionale finanzierà le opere con denaro di provenienza pubblica e quindi non cadiamo nel tranello di credere che siano soldi regalati. Sarebbe molto grave, partecipare al bando tanto per ottenere il finanziamento, mettendo dentro al progetto, idee e opere solo per aumentare le possibilità di successo.

Un altra criticità è che tutti gli investimenti riguardano esclusivamente i capoluoghi: zero assoluto è previsto per le frazioni. Se facciamo due calcoli tutti quanti i comuni hanno delle frazioni di importanza rilevante e questo mi pare che se da un lato si cerca di unire i comuni tra loro dall’altro si generano contrasti tra i cittadini perchè si fanno differenziazioni territoriali importanti.

Per quanto concerne la questione politica:, è bello vedere sedere tutti i sindaci ad un tavolo, concordi e coesi parlare di questa bellissima opportunità. L’idea viene esposta con tanto entusiasmo che si ha quasi l’impressione di averli già in tasca quei soldi.

Dall’altra parte molti episodi dimostrano la realtà non è tutta rosa e fiori. Basti pensare alla Unione dei Comuni, alla scelta della appartenenza all’Area Vasta nella riforma della Sanità e infine alla scelta della della capitale del comune unico prospettata da IRPET.

Infine se il progetto presentato sarà accolto favorevolmente, occorre ricordare che i comuni dovranno contribuire con il 20% dei 20 milioni per cui circa 600 euro. E se venissero finanziate solo alcune opere o se uno dei comuni non potesse contribuire fattivamente alla cifra di sua competenza? La collaborazione continuerà e le opere saranno comunque completate e finanziate dagli altri comuni?

Perchè se, come sottolineato dal progetto, tutte sono funzionali alla città policentrica allora non potremo farne a meno ed è necessaria una pianificazione e una coesione che i sei comuni non sembrano avere.

Speriamo che in comune non ci sia il trattore BRUM del pulcino Pio.

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