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Siamo giunti al presunto termine del collaudo se prendiamo come data di inizio quella di sottoscrizione del protocollo del 09 aprile.

Dopo tre mesi di funzionamento dell’impianto, anche se non in continuo, non è accettabile che l’ARPAT  non sia stata in grado di fornire nessun dato.  Alcuni valori saranno stati registrati magari anche non rilevanti ai fini del protocollo previsto, ma  perché negarne l’esistenza? Che cosa usciva dal camino quando lo vedevamo fumare?  Che cosa stava accadendo all’impianto? Forse  stavano tenendo“in caldo i mattoni refrattari come è accaduto  il 30 novembre ?”

Soprattutto quello che appare più grave ancora è il fatto che  Arpat non abbia dato alcuna informazione  alla cittadinanza se non dopo essere stata sollecitata in proposito dalla stampa.

Nutriamo molti dubbi nei confronti di chi ha sottoscritto il protocollo di monitoraggio del collaudo che non è stato in grado di produrre alcun dato.

Che garanzie ci dà questo impianto visto che in tutto questo tempo non è riuscito neppure una  volta a funzionare a pieno  carico e per almeno 3 ore?

Vogliamo rivolgere un appunto anche alla nostra amministrazione comunale, accettiamo il fatto che non era sua compito comunicare dati, ma ha avuto il buon senso di chiedere aggiornamenti durante la fase del collaudo a tutela dei cittadini?.

Riguardo all’istanza di rinvio dell’udienza del 12 luglio presentata dalla Waste, ci chiediamo: il consiglio di stato  non avrebbe dovuto esprimersi solo sulle questioni amministrative nella sentenza del TAR? Accettare una proroga del collaudo per attenderne la conclusione e l’esito non va oltre le competenze amministrative?

Con le nostre osservazioni non vogliamo accusare nessuno di alcunché ma solo evidenziare delle questioni di interesse pubblico che concernono i cittadini.

 

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