Pirogassificatore Waste Recycling: hai mica da accendere?

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A cinque giorni di distanza dall’accensione del Pirogassificatore della Waste Recycling e a quindici dall’udienza che si è tenuta al TAR,per la quale siamo ancora in attesa di sentenza  ecco che  la storia dell’impianto di incenerimento di rifiuti della Waste Recycling continua a generare sconcerto ed interrogativi.

La domanda che tutti si fanno è: Ma questo impianto in base alla sentenza del consiglio di Stato poteva essere acceso oppure no? Fino ad oggi nessuno da una risposta certa.

Da una parte la società che gestisce il pirogassificatore che ovviamente convinta della propria scelta e della propria forza mette in luce inequivocabilmente un percorso preciso e studiato a tavolino nei minimi dettagli continua a portare avanti, il proprio progetto, un passo dopo l’altro. Notare prima, l’ottenimento per portare a termine la costruzione dell’impianto dal consiglio di stato grazie alla “scusa” dei contratti d’appalto stipulati, infine guarda caso l’accensione della caldaia all’indomani della chiusura del percorso del TAR in modo che l’episodio non potesse essere asservito al suo giudizio. Dall’altro lato il fronte del no, rappresentato fondamentalmente da noi cittadini che lottiamo nella speranza di vivere in un ambiente più salubre e per costruire un futuro migliore per i nostri figli. Noi, che ritagliamo il tempo da dedicare a tutto questo dalle nostre attività quotidiane, che non abbiamo strategie o piani, e che siamo sicuramente provati da due anni e mezzo di lotta ma che non abbiamo intensione di arrenderci e di restare in silenzio davanti a questo nuovo sopruso.

E in mezzo chi c’è?

La politica, la politica ed ancora la politica, quella che conta. Su questo ultimo episodio non si è espressa, forse perché distratta dal fenomeno delle primarie: ci sarà chi festeggia, chi si lecca le ferite e chi invece sarà impegnato ad organizzare il proprio turno.

In queste vicende, entrano in scena anche gli enti pubblici come ad esempio l’Arpat, agenzia toscana per la protezione dell’Ambiente. Certo leggendo il comunicato pubblicato sul loro sito, viene da chiedersi che significato istituzionale ha la parola “protezione”. Noi siamo comuni cittadini e senza andare a scomodare i linguisti, sinceramente, pensavamo che proteggere avesse un significato concreto di assistenza nei confronti di chi è in condizione di inferiorità, come lo siamo noi in tutta questa faccenda. Arpat rileva la presenza di “una nube bianca di vapore acqueo che fuoriusciva da una valvola di sfiato della caldaia alimentata a metano”; a questo punto, dovrebbero spiegarci anche come sia possibile bruciare metano e produrre solo acqua, e l’anidride carbonica? A scuola ci hanno insegnato che quando si brucia metano in presenza di aria si producono acqua e CO2 appunto e la reazione avviene in ogni caso con sviluppo di calore.

L’Agenzia non si limita a constatare “l’accensione” ma si spinge oltre esprime un giudizio dicendo che l’operazione non appare in contrasto contro le ordinanze del Tar e del Consiglio di Stato, qui viene da chiederci Arpat è preposta a giudicare ciò? Se lo sono allora che si accertino di ciò che dicono, per la questione non ci sono vie di mezzo , gli stati sono due o si o no, non è possibile usare una forma dubitativa. A nostro avviso, Arpat ha perso certamente una occasione per stare zitta  e forse non logorare ancora di più la propria immagine.

Infine c’è il Comune che prontamente manda i vigili a verificare e poi tace, come gli accade di fare sempre più spesso negli ultimi tempi. Noi, attendiamo fiduciosi che agisca anche “senza darne pubblicità sui giornali” magari denunciando i fatti a chi di dovere e che questo silenzio non sia invece  sintomo  di ignavia.

In fondo, è quasi Natale, ed è lecito sperare che i sogni si avverino.

 

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