La Guardia di Finanza trova sversamenti fuori norma al Depuratore di Ponte a Cappiano

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depuratore ponte a cappiano

E’ con sorpresa ed un po’ di preoccupazione che veniamo casualmente a conoscenza di quanto accaduto all’interno del depuratore consortile di Ponte a Cappiano, un impianto di primaria importanza nella provincia, in procinto di divenire, in compartecipazione, un impianto di trattamento delle acque del cosiddetto Tubone.

I fatti, così come riportati, vedono il blitz della Guardia di Finanza la quale avrebbe accertato che il depuratore sversava sostanze inquinanti superiori ai limiti tabellari nel canale di scolo. Sembrerebbe che per tali ragioni sia stato emesso un avviso di garanzia nei confronti del presidente del Consorzio Massimo Banti e del direttore Claudio Botrini, che contestualmente rassegnavano le loro dimissioni. Tuttavia apprendiamo che il complesso non è stato messo sotto sequestro.

Noi, del Movimento 5 Stelle di Castelfranco e Santa Croce, confidiamo di avere al più presto dalla magistratura i chiarimenti di quanto emerso dal sopralluogo ed un comunicato ufficiale su gli eventuali reati che vengono contestati, ma soprattutto che venga fatta chiarezza sull’intera faccenda. Non sono infatti resi noti né quali parametri risulterebbero fuori norma, né l’entità degli sforamenti, né soprattutto per quanto tempo la situazione si sarebbe protratta.

Questo fatto purtroppo, va a sommarsi ai numerosi episodi accaduti negli ultimi mesi e che pongono seri e legittimi interrogativi su come vengano gestiti e “tutelati” la salute pubblica e il territorio nel Comprensorio. 

Ricordiamo le maleodoranze diffuse tra Castelfranco e Santa Croce, le morie dei pesci in Usciana, la vasta distesa di amianto abbandonata al Callone.

Tutte questioni gravi, da noi segnalate ed a tuttora irrisolte, quando, oltretutto, il nostro territorio è in procinto di subire ulteriori insediamenti o impianti con un eventuale e notevole impatto ambientale come il già citato Tubone e il famosissimo pirogassificatore.

In un contesto di grave crisi come quello che stiamo vivendo, non è da meno l’apprensione che nutriamo sul fronte occupazionale: qualora l’indagine e gli accertamenti portassero alla chiusura,  anche se temporanea dell’impianto, temiamo le possibili ripercussioni per l’intero indotto legato al settore conciario.

Quello che ci auguriamo, per il futuro del nostro territorio e del nostro paese, è in una inversione rapida e radicale dei sistemi di gestione del lavoro per non dover essere più costretti a scegliere tra la salute ed il lavoro, come sta accadendo tuttora all’ILVA di Taranto.

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